UMANAMENTE PARLANDO

ognuno di noi francesca tabarini autrice scrittrice filosofa blogLunedì, 30 Dicembre 2013

Da circa un mese è iniziata l’avventura del blog “filosofia e cucina”. E, forse in concomitanza della fine dell’anno, spuntano le prime riflessioni e i “bilanci” del lavoro svolto.

Gli intimi sanno che lo spazio qui dedicato alla comunicazione tra chi scrive e chi legge, è divertimento, gioco, ironia.

Alcuni navigano forse nella speranza di trovare un sito di ricette di cucina valido, avvincente, innovativo, serio, competitivo e documentato.

Certamente il blog “filosofia e cucina” non esisterebbe senza la mia curiosità nel provare sempre nuove ricette, la cura nell’acquisto delle materie prime, l’interesse per il settore enogastronomico.

Tuttavia, forse deludendo alcuni, vi dico che il blog “filosofia e cucina” non è semplicemente un sito di ricette di cucina.
Recentemente, durante un mio intervento in una radio locale, mi è stato chiesto cosa propongo con le idee e le ricette di questo sito.
Ho risposto “a pelle” che dietro le ricette e le idee ci sono le persone; che la “filosofia” e la “cucina” non sono che un veicolo, un mezzo per far incontrare le persone, condividere ma anche discutere ed esprimere posizioni discordanti.

I pensieri entrano in cucina, dove possiamo esprimere la nostra creatività, ma si muovono da una persona ad un’altra o a più persone.
Se mancano le persone, e i sentimenti ed i pensieri che le legano, allora “filosofia e cucina” è uno slogan sterile e senza effetto.
Per questo motivo ci sono, ad esempio, quelle sezioni del sito denominate eros e cibo e cibo in dono.

Questo blog è quindi l’invito a fare un viaggio.
E’ l’incontro con un’altra persona e la conoscenza del suo vissuto, della sua parola, della sua risposta.
E’ il “filtro” del mio libro sul dolore, sul coraggio, la speranza e tutte quelle altre cose incredibili con cui ognuno di noi, appunto, come recita il titolo del libro, si incontra e scontra nel cammino dell’esistenza, che è, come nella foto, un tracciare e lasciare impronte sulla sabbia bianca di una spiaggia deserta.

Può accadere che le orme semplicemente si perdano e nessuno le veda.
Può succedere che passino alcuni a calpestarle con disattenzione.
Ma può anche darsi che, semplicemente, qualcuno si fermi ad osservarle.
Questo il mio augurio per il nuovo anno: che abbiate voglia di leggermi.
Per incontrarmi.
Per approvarmi.
Per dissentire.

Non so da che parte sta ognuno di voi.
Io so di stare dalla parte dell’essere umano libero.
Quindi mi sento di dire che sto dalla parte di ciascuno di voi.

Se c’è qualcuno di voi che afferma di non aver sofferto, e di non avere un dolore da raccontare, io non lo credo possibile.
Penso invece che il dolore, apparentemente piccolo o vistosamente grande, possa fare solo due cose: o congiungere o dividere.
O si trasforma in rifiuto e rabbia o si traduce in richiesta di aiuto e condivisione.
Io scelgo la seconda possibilità.

Per questo motivo l’articolo che state leggendo si intitola “umanamente parlando”, in chiave ironica.
“Umanamente parlando” è un modo di dire che si usa talvolta quando interpelliamo un altro in uno stato di sofferenza o di difficoltà, oppure un altro ci parla quando siamo noi a trovarci in quella situazione.
Con questa espressione tentiamo goffamente di dividere ciò che è umano da ciò che non lo è.
Ma cosa non è umano in noi?
Ovunque ci troviamo siamo decisamente, profondamente umani, cioè fragili  e “portatori” di un nostro personale dolore.
Non c’è una parte dalla quale si è per l’umanità e l’altra in cui si è contro, una parte in cui si parla umanamente, e l’altra in cui ci si rivolge ad un altro senza umanità.

Pensiamo alle email, alle telefonate, ai “post” che attraversano la comunicazione nel mondo di oggi: ci si tollera, se non ci si offende!
Eppure dalla parte della nostra umanità stiamo tutti e ciascuno.
Proprio il dolore, che io definisco nel mio libro come fragilità biologica, fisica e psicologica, è il tratto che ci rende più simili gli uni agli altri.

La mia scommessa è che ci possa rendere anche più vicini.

Con questo pensiero vado ad augurarvi un 2014 in cui non siate soli nella vostra umanità!!

Un bacio

Francesca

1 Commenti
  • Paola Fugazza

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    Condivido pienamente e penso che il dolore, piccolo o grande, ci possa unire e renderci più forti nell’affrontarlo proprio perchè non siamo soli o forse, proprio perchè condividiamo, lo affrontiamo.
    Grazie Francesca per questa bellissima possibilità e per i succulenti suggerimenti.

    Un abbraccio,

    Paola

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