IL CIBO E IL PIACERE

ISCHIA VIAGGIO DI NOZZE 2004 7°

Sì, su questo argomento ci voglio proprio mettere la faccia, anche se è quella di qualche anno fa..ma le mascelle sono ancora le stesse ;-)

In duemila anni di storia del pensiero in Occidente non ci siamo ancora liberati da una visione dualistica dell’essere umano in particolare, ed in generale della vita sul nostro pianeta.
Il nostro cervello è volgarmente assuefatto a distinguere anima e corpo, spirito e materia, ragione e cuore, laddove invece noi siamo parti preziose di un tutto a cui apparteniamo, cioè la natura, e di cui non siamo padroni.
E il nostro piccolo e fragile essere, preso singolarmente, è inscindibile e integro.

Ma il “dualismo”, culturalmente diffuso, investe la sfera relazionale e quella sessuale, agevolato dal potere inglobante della comunicazione tecnologicamente avanzata, ed entra di prepotenza anche in cucina, dove ancora sussiste -e qui il mio appello perchè le cose cambino va soprattutto a medici nutrizionisti e ai dietisti- la dicotomia salute/piacere.

Se nell’epoca in cui viviamo si può parlare di obesità come di un problema di eccessi (cfr. su questo ad esempio cosa scrive in “Le Scienze” di Novembre 2013 Paul J. Kenny, professore associato allo Scripps Research Institute di Jupiter, in Florida) avviene perchè abbiamo disimparato cos’è il piacere. In greco “edonè” significa piacere come fine ultimo dell’esistenza umana, quindi salute, benessere, felicità. Non piacere effimero, non consumo, non abuso.
Ciò che oggi viene inteso come edonistico, cioè il consumo, veloce, immediato e virtuale, permette ad esempio che il prof. Kenny nel suo articolo parli di “iperalimentazione edonica, che dirotta le reti cerebrali di gratificazione” al punto che “più consumiamo, più aumenta la nostra ricerca compulsiva, il craving, e più risulta difficile soddisfarla”.

Su questo punto non ci nascondiamo: non è l’epoca in cui viviamo ad essere malata, ma lo siamo noi, nella misura in cui ci concediamo al piacere distorto e sottratto alla sua vera origine e funzione, che è quella di rendere la vita più bella! nella misura in cui ci priviamo del piacere di esserci, nella completezza della nostra persona, non in un amplesso comprato in un post su Facebook!

Io parlo dalla parte della vita realmente vissuta con la pienezza del proprio essere e in difesa di una visione complessiva dell’essere umano preso in tutte le sue parti- quella fisica, quella psichica, quella spirituale.
Da questo punto di vista appropriazione del piacere e ricerca del benessere non possono che coincidere.
Piacere e cibo non possono contrastare, così come corpo e anima non lo fanno nell’atto d’amore, così come spirito e materia non si separano nella sofferenza.

L’appello a favore dell’unità di piacere e salute è un appello in difesa della bellezza che siamo e di cui siamo parte, cioè la vita. In questo senso, e non all’interno di una dieta “prescritta” allora sì, si può ripetere correttamente con L. Feuerbach:

noi siamo quello  che mangiamo

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