prevenzione informazione malattie cancroPrevenzione, dal latino praevenire, cioè “fare in modo che qualcosa non avvenga”, non è la panacea di tutti i mali, poiché l’uomo, per mezzo del progresso tecnico-scientifico, allevia e riduce – ma non elimina – il dolore e la morte.

Il problema culturale è molto forte -forse per via del mito tecnologico che ha ammantato di sè anche l’arte medica- se uno studioso autorevole come il prof. Biava Pier Mario, a conclusione del suo celebre libro “Il cancro e la ricerca del senso perduto”, parla di sconfiggere la morte! (cfr. edizione Springer 2010, pag.99) e se molte associazioni che lavorano in ambito oncologico, ma non solo, fanno dire ai propri portavoce in tv che l’obiettivo è quello di eliminare le malattie e il dolore, e che in questa direzione si muove la ricerca scientifica!

Non sono d’accordo. La ricerca scientifica è onesta quando, invece, carica dei propri limiti, ammette di farsi strada nell’irrazionale svolgersi della vita. Lo scienziato è colui che in ogni ambito, tanto più quello medico, apprende dai propri insuccessi con umiltà.

Che il pubblico voglia un’informazione distorta per non pensare al dolore e alla morte,  questo è vero, ma è ugualmente vero che l’uomo consapevole e libero sa che il primo è sempre possibile e la seconda cosa certa!

Un pubblico razionale e adulto merita il rispetto della verità:

la verità è che ogni vita è fragile,

e della fragilità non dovremmo avere paura

ma servircene per ambire a sempre nuovi successi !!!

Coloro che si occupano di prevenzione, nell’inesauribile network di cui siamo sovraccaricati, nonostante la responsabilità medico-scientifica del ruolo, non lo dicono, o meglio non lo dicono mai abbastanza.

Prevenzione non è soluzione.

un caotico assembramento di informazioni differenti non offre, a mio avviso, nessuna chiarezza in chi ascolta: medicina predittiva e nutrigenetica, sindrome metabolica e resistenza insulinica, soluzione vegetariana o dieta paleolitica ecc.

La questione si complica ulteriormente poiché spesso i medici e i ricercatori coinvolti cercano nelle risposte scientificamente date una conferma delle proprie convinzioni etiche o, viceversa, si immergono nella ricerca della soluzione a tal punto da perdere di vista che essa dovrà comunque aderire alla complessità dell’uomo preso nella sua interezza.

Prego il lettore di indicarmi ove questo, invece, non accada e vi sia chiara risposta, con approccio olistico e onestà scientifica, alla “questione nutrizionale e preventiva” in ambito oncologico.

(da “Ognuno di noi”, di Francesca Tabarini)

L’idea comune che dovrebbe precedere qualsiasi proposta in fatto di prevenzione delle malattie – e alla quale le scelte etiche, ecologiche, politiche, dovrebbero adeguarsi e non viceversa – è la seguente:

A partire dal nostro corpo possiamo riguadagnare l’uomo intero e la donna intera, distanziandoci sia dall’illusione di poterci distinguere da ciò che mangiamo, sia dalla convinzione che un’innaturale prescrizione dietetica sia garanzia contro le malattie, l’invecchiamento, la morte.

Un pizzico di ragionevole buon senso, unito ad una spolverata di sapiente ironia, ci permette di riacquistare un contatto col nostro corpo più diretto, perché, come da bambini, “non sappiamo mai da dove il corpo ci sorprenderà”(D. Pennac).

I nostri sensi ingannano, anche se ci trasciniamo rigorosamente in palestra, rincorriamo i nuovi cibi suggeriti in un interminabile network, ed eseguiamo regolarmente esami ematici.

Il corpo, da sempre, non necessita di controllo, mentre esige rispetto (…).

(da “Ognuno di noi”)

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